Le mille e una Palermo: vieni a scoprire l’anima arabo-normanna di Palermo attraverso i cinque sensi!

Ebbene ci siamo. Abbiamo il piacere di annunciarvi che il 19 maggio prende il via Le Mille e una Palermo, sei week-end di iniziative culturali e un’applicazione web da scaricare che vi permetterà di scoprire il patrimonio arabo-normanno della città in modi non convenzionali, così come l’ormai da tradizione per noi di Sguardi Urbani.

Sei week-end di iniziative culturali gratuite dal 19 maggio al primo luglio: dalle passeggiate sonore, ai percorsi gastronomici, al tour alla scoperta degli artigiani di Monreale o dei giardini della tradizione islamica, senza dimenticare le passeggiate in bicicletta, senza dimenticare i tour-gioco per bimbi con famiglie accompagnati dalle bellissime miniguide di Nina Melan (99POM).

Ci sono anche le cooking session organizzate presso la pastry accademy di Giovanni Cappello per imparare a preparare la cassata siciliana e la frutta martorana, i concerti nei giardini di San Giovanni degli Eremiti col Duo-Saimé e del Palazzo della Zisa con un’istallazione sonora a cura di Vacuamoenia ed Emiliano Battistini.

L’applicazione web sarà invece scaricabile gratuitamente a partire dal 19 maggio da gli store Apple e Android permettendovi di ampliare la vostra esperienza del patrimonio arabo-normanno della città con contenuti multimediali e chicche di diverso tipo.

Per realizzare la manifestazione abbiamo avuto il piacere di collaborare con amici e professionisti di elevata competenza: Vacua moenia ed Emiliano Battistini per la parte legata all’ascolto, Chiara Utro per la ricerca sugli artigiani di Monreale, Silvia Messina per la ricostruzione della tradizione legata al giardino islamico, Davide Puca per la progettazione del tour sui mercati e sul cibo di strada, Nina Melan di 99POM per la miniguida illustrata, Tundesign per la progettazione grafica, Coffice per lo sviluppo dell’applicazione web e ancora le bravissime guide Salvo Equizzi, Rachele Fiorelli, Elisabetta Zora, Valentina Molozzu.

Insomma non vi resta che leggere il programma e scegliere se ascoltare, gustare, toccare, annusare vedere, andare in bici o portare i vostri bimbi per scoprire l’anima arabo-normanna della città!

Le iscrizioni alle passeggiate e alle cooking session sono ufficialmente aperte. Potete iscriverci scrivendo a urbanisguardi@gmail.com o chiamando il 3381522213.

Vi aspettiamo!

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Note di lettura

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Inauguriamo oggi la nuova sezione del blog di Sguardi Urbani: Letture sulla città. In questa sezione del blog sarà possibile trovare delle analisi o delle semplici impressioni su opere letterarie che ci hanno colpito e nelle quali abbiamo trovato un nesso più o meno forte con i nostri ambiti di ricerca. La voglia di creare questo spazio di riflessione e spunti era già forte dentro di noi, ed una buona occasione per inaugurarlo è la scia dei nostri  lavori di ricerca svolti nell’ambito del Programma di ricerca “Idea – Azione” (promosso dall’Istituto di Formazione Politica Pedro Arrupe di Palermo  e  finanziato dalla Tokyo Foundation Young Leaders Fellowship Fund (Sylff)). Vogliamo quindi iniziare da quattro recensioni di opere mirate all’approfondimento delle nostre due diverse indagini: una dedicata alle trasformazioni urbane del centro storico di Palermo, con particolare riferimento alla zona della Kalsa, e una all’analisi dei  processi di innovazione sociale in quartieri periferici…

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La procreazione del bosco. Passeggiata per cercatori di alberi

Sabato 24 settembre Sguardi Urbani vi propone un pomeriggio alla scoperta di alberi e giardini palermitani in compagnia dello scrittore Tiziano Fratus!

Si comincia alle 16.00 con “La procreazione del bosco. Passeggiata per cercatori di alberi e apprendisti dendrosofi” una passeggiata di due ore alla scoperta delle meraviglie del Giardino Inglese e di Villa Trabia guidata da Tiziano Fratus. L’appuntamento è all’ingresso principale del Giardino Inglese ( via Libertà).

Si prosegue alle 19.00 con la presentazione dell’ultimo libro di Fratus L’Italia è un Giardino. Passeggiate tra natura selvaggia e geometrie neoclassiche” presso il Bed and Book di via Collegio Del Giusino 15 (di fronte l’ingresso laterale della biblioteca regionale). Il libro attraversa l’Italia proponendo itinerari verdi originali e stupefacenti. La chiacchierata sarà moderata da Angela Solaro di Sguardi Urbani e dalla paesaggista Francesca Lotta. Sarà inoltre possibile acquistare il libro grazie all’angolo bookshop curato da Modusvivendi Libreria.
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La partecipazione alla passeggiata prevede un contibuto di 10 euro (passeggiata più aperitivo presso il Bed&Book). Visto il numero massimo di 30 partecipanti è necessario prenotare via e-mail: urbanisguardi@gmail.com
Per chi vorrà durate la presentazione sarà disponibile un aperitivo con contributo di 3 euro.

Chi è Tiziano Fratus?
Tiziano Fratus ha coniato il concetto di Homo Radix, la pratica dell’Alberografia e la disciplina della Dendrosofia. Pratica quotidianamente meditazione in natura e cura la rubrica “Il cercatore di alberi” per il quotidiano «La Stampa». Fra i suoi libri si ricordano Manuale del perfetto cercatore d’alberi (Feltrinelli, 2013), la Trilogia delle bocche monumentali (Laterza – L’Italia è un giardino, Il libro delle foreste scolpite, L’Italia è un bosco), il romanzo Ogni albero è un poeta (Mondadori, 2015), Il sussurro degli alberi (Ediciclo, 2013), le raccolte di poesia Un quaderno di radici (Feltrinelli, 2015) e Musica per le foreste (Mondadori, 2015). Per la sua scrittura ha ricevuto nel 2012 a Pistoia il Premio speciale Ceppo Natura e nel 2015 a Torino il Premio Ghianda del Festival Cinemambiente. Guida passeggiate per cercatori di alberi secolari in orti botanici, riserve e parchi. Vive in Piemonte in un villaggio ai piedi delle Alpi, laddove finisce la pianura e iniziano le montagne. In autunno esce il nuovo libro: Il sole che nessuno vede. Meditare in natura e ricostruire il mondo (Ediciclo). Sito:www.homoradix.com

Sguardi Urbani aderisce al Laboratorio Cittadino “Palermo Educativa”

La nostra associazione aderisce al  Protocollo d’Intesa col Comune di Palermo Area della Scuola e Realtà dell’Infanzia  nell’ambito del Laboratorio Cittadino “Palermo Educativa” per elaborare e promuovere percorsi innovativi, monitorare lo sviluppo del progetto e per la costruzione di un’apposita “Banca Dati” per la mappatura dell’esistente nel territorio della città, con particolare attenzione alla fattibilità dei progetti e delle iniziative attuate.Il progetto, che vuole definire questa idea di cambiamento, rappresenta l’esito di un dibattito democratico e di comunità tra la governance costituita dal Comitato scientifico ed il mondo profit e non profit, le istituzioni, i privati cittadini.

La nostra associazione coerentemente alle attività e mission proposte siede al tavolo tematico Arte, Cultura e Turismo durante il quale nel corso degli ultimi mesi durante riunioni e incontri si sono condivise priorità e stimoli per la preparazione del Festival della Città Educativa  rivolto a bambini e a adolescenti delle scuole coinvolte nel progetto.

Grazie all’adesione a questo Protocollo, Sguardi Urbani partecipa al Festival della Città Educativa e al tempo d’estate con un’attività  prevista il 4 luglio rivolta a bambini tra gli 8 e i 10 anni e che prevederà una caccia al tesoro  in centro storico sui principali monumenti e attrazioni abbinata ad un’esperienza di esplorazione urbana.

 

Per più informazioni: http://www.palermoeducativa.it/

Antichi mestieri con lo sguardo al futuro

Lo scorso sabato Sguardi Urbani ha proposto una passeggiata per il centro storico della città alla scoperta dei tanti artigiani che, in botteghe storiche o in nuovi laboratori, fanno rivivere un patrimonio di saperi e maestrie  che  da sempre rendono Palermo una fucina di idee trasformate in buone pratiche. E’ già da un anno che, tra i nostri temi e interessi, poniamo attenzione  agli antichi mestieri, ed in generale al patrimonio immateriale locale, alimentato vivacemente dalla sapienza e maestria dei lavori manuali.  Le nostre  riflessioni  su  questo argomento si muovono dal lavoro appassionato di Silvia Messina e Chiara Utro, due amiche di Sguardi, nonché guide turistiche poste a conduzione dei nostri tour in bicicletta, che cercano di costruire itinerari di conoscenza, tra cui questo,  sempre nuovi ed originali da presentare ai cittadini e ai viaggiatori curiosi e attenti. Proprio dalla condivisione di intenti e interessi nasce la nostra voglia  di promuovere il loro tour e di collaborare per arricchirlo.

Ci sembra importante condividere alcune riflessioni, scaturite dai diversi appuntamenti di questo tour  proposti ai cittadini, ed in primo luogo concentrate sulla ricchezza di narrazioni individuali e di imprese collettive che stanno dietro ogni bottega artigiana. Conoscere il saper fare ha sempre coinciso con il conoscere la biografia di chi in quel progetto ha creduto tra mille difficoltà passate ed attuali e che rendono ancora più straordinaria la resistenza degli artigiani alle logiche commerciali di larga scala. L’unicità e l’esclusività a portata di tutti rappresentano  il valore unico e aggiunto al prodotto artigiano che fa di chi lo possiede il detentore di un piccolo grande tesoro.

E’ secondo noi  sulle storie individuali e sulle volontà di perseguire queste attività malgrado le difficoltà oggettive, che diventa importante concentrarsi, individuando possibili soluzioni o azioni che diano sostegno e difesa a questi avamposti e frontiere di unicità che rendono il centro storico di Palermo un luogo un po’ speciale, con lo sguardo rivolto al passato ma al contempo proteso al futuro. Come salvaguardare tutto questo e  come trasformarlo senza minarne l’autenticità sono interrogativi che ci poniamo e su cui avremmo voglia di confrontarci con  chi, come noi, ha voglia di ragionare sui modi per aumentare il grado di attrattività di questa città  (di investimenti, interessi, strategie di sviluppo di lungo periodo).  Senza  però metterne a repentaglio l’identità autentica, piuttosto considerandola un bagaglio prezioso attorno a cui  costruire gli orientamenti  di domani,  partendo però già da oggi.

Street art lab a Salemi!

Cosa ci piace tanto della street art? Che ci permette di entrare nel vivo dei luoghi, di scoprirli senza filtri, soprattutto entrando in relazione con le persone del posto. Anche a Salemi, in occasione del laboratorio di street art che abbiamo condotto con Collettivo Fx, Julieta Xfl e Nemo’s per l’Assessorato alla cultura è stato così.

Spesso rapite dalla grande città difficilmente ci spostiamo alla scoperta di posti nuovi, magari piccoli e meni noti. Di Salemi conoscevamo poco o niente, se non le vicende del terremoto del ’68  che la accomunano ad altri piccoli comuni della Valle del Belice come Gibellina, Poggioreale… Non siamo diventate molto più esperte (per quello speriamo di tornare presto!) ma sicuramente abbiamo conosciuto uno spaccato della vita sociale della città e delle sfide che gli amministratori di un piccolo comune si ritrovano ad affrontare. La settimana ha visto il Collettivo Fx, Julieta Xfl e Nemo’s impegnati in un laboratorio di street art che ha coinvolto i bambini delle case popolari del centro nuovo e alcuni ragazzi della comunità alloggio per minori. Difficile lavorare contemporaneamente con bambini così diversi per provenienza ed età. I giorni sono comunque passati veloci tra l’entusiasmo di grandi e piccoli e l’impegno di tutti. Dall’interno del Centro Kim si è presto passati a “pittare” la grande fontana in cemento (mai completata) che si trova appena sotto piazza padre Pio. In pochi giorni è stata invasa da un’onda di colore!

Vi consigliamo di andare a vedere il risultato finale…e uscire anche voi dalla grande città verso la campagna della valle del Belice!

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Il nostro sguardo su riqualificazione delle periferie urbane e street art

Negli ultimi giorni a partire dal progetto “Big city life” avviato a Tor Marancia (Roma,) si è parlato tanto di riqualificazione urbana e street art, o meglio di come la street art possa contribuire a migliorare le condizioni di vita in aree periferiche. In particolare, a visioni entusiastiche si sono contrapposte le critiche di chi vede in questi interventi una strategia di marketing adottata dalle amministrazioni per fare finta di risolvere il problema. Per noi di Sguardi urbani quello delle periferie è un tema importante, sia per le attività di ricerca che abbiamo svolto su di esse, sia per le persone e progetti che abbiamo seguito ultimamente (date un’occhiata ai post precedenti). Sentiamo quindi di dare il nostro contributo a questo acceso dibattito. Andiamo per ordine.

1. Cosa intendiamo per periferia?

Periferia non vuol dire necessariamente “lontano dal centro”. Le aree periferiche possiamo trovarle anche in pieno centro città, basti pensare a Ballarò a Palermo, San Cristoforo a Catania o i quartieri Spagnoli a Napoli. Periferie sono piuttosto luoghi esclusi dai normali processi di sviluppo e di vita che investono il resto della città. Luoghi chiusi che si caratterizzano per dinamiche a sé stanti. Spesso costituiscono delle realtà estremamente complesse dove la marginalità è data dall’intreccio di dinamiche di tipo diverso (economico, sociale, infrastrutturale, politico) per cui è impossibile capire cosa determini cosa e quale sia la causa primaria di questo disagio. Tali caratteristiche hanno a nostro parere due principali implicazioni dal punto di vista di chi si avvicina ad una periferia: la prima è che per portare avanti un qualsiasi tipo di intervento bisogna conoscerla in maniera approfondita, la seconda (senza cui la prima non può verificarsi) è la possibilità di avere accesso a queste realtà. Dai racconti di operatori sul territorio, ma anche da esperienze fatte direttamente risulta chiaro come queste aree siano segnate da un complesso sistema di soglie e limiti, fisici e simbolici, per varcare i quali è indispensabile creare una relazione di fiducia. È per questo che le periferie vanno conosciute “dal di dentro”.

2. Come si riqualifica una periferia?

Bella domanda. Magari ci fosse una ricetta unica. Le periferie sono spesso caratterizzate da dinamiche che durano da così tanto tempo da essersi incancrenite e cronicizzate, al punto da impedire l’avvio di percorsi virtuosi di sviluppo. Risorse e processi di questi luoghi sono in qualche modo “bloccati”. Per questo le periferie sono spazi in cui le politiche (non la politica!) fanno fatica a intervenire e ad apportare una qualche forma di cambiamento.

In generale, le possibilità di risposta al problema della riqualificazione possono essere comunque variegate. Ad esempio il miglioramento delle condizioni abitative delle persone. Ma prendiamo il caso dello Zen 2: anche ammessa la perfetta manutenzione degli stabili risulterebbe comunque difficile pensare come gradevole l’esperienza di vivere all’interno di cubi di cemento assolutamente privi di relazione con l’esterno e per di più confinati in una sorta di ghetto circondato da grandi stradoni. Sembrerebbe forse più plausibile l’ipotesi di ricostruire il quartiere per intero. Oppure prendiamo Librino, dove il cattivo stato si manutenzione degli edifici è in qualche modo “voluto”. Nei palazzi delle zone “più calde” sono stati gli stessi residenti a togliere citofoni e ascensori, per rendere il più difficile possibile l’accesso ad estranei e continuare a portare avanti indisturbati le proprie attività (illegali). Sono esagerazioni ovviamente, che servono però a rendere l’idea della necessità di guardare ad ogni quartiere nella sua specificità e di intervenire guardando a più dimensioni contemporaneamente. Soprattutto guardando cosa succede quando sia in maniera spontanea che guidata dall’alto irrompono elementi di novità (progetti/mobilitazioni/interventi): che processi si attivano?e come interagiscono con gli abitanti e il territorio in generale?

3. E la street art?

La street art come qualsiasi altra forma d’intervento, va anche questa vista da vicino, nei processi che attiva e nelle relazioni che intesse con gli abitanti, le risorse e i problemi di un determinato quartiere. Dal nostro punto di vista può costituire uno strumento potentissimo. Nell’esprimere questo giudizio intendiamo rimanere fuori dal dibattito che oppone l’arte urbana (spesso commissionata) alla street art vera e propria. Più che le questioni etiche e di principio che possono muovere una forma di arte piuttosto che un’altra, ci interessano qua gli effetti che pratiche artistiche di diverso tipo possono avere su questi territori “difficili”. Pensiamo ai numerosi casi di gentrificazione che hanno riguardato le aree periferiche di alcune città dove consistenti interventi di street art (mi vengono in mente Valparaiso o Berlino, arte commissionata nel primo caso, spontanea nel secondo) ne hanno cambiato completamente il volto. In molti di questi casi gli effetti, almeno dal punto di vista di chi abitava originariamente questi luoghi, sono stati negativi a causa dell’innalzarsi improvviso dei prezzi degli affitti e del costo della vita. Ma resta comunque affascinante il potenziale di cambiamento di azioni artistiche che in apparenza effimere, se paragonate a grandi interventi di tipo più tradizionale (riguardanti le infrastrutture ad esempio) dimostrano un potenziale di trasformazione molto maggiore. Importante sarebbe a questo punto chiedersi se e come è possibile gestire questi processi di cambiamento in modo tale da andare a tutto vantaggio dei residenti.

Altro caso è quello di interventi artistici che riescono ad incidere su aspetti di tipo sociale più che su dinamiche economiche. Allargando un attimo il campo ci sembra interessante il caso della Porta della Bellezza a Librino. Un’esperienza, che per quanto al momento terminata (a scapito della possibilità di protrarne i benefici nel tempo) è però citata positivamente da moltissimi degli attori sul territorio come progetto meritevole per essere riuscito a rafforzare il senso d’identità e di appartenenza al quartiere di molti dei ragazzini coinvolti, nonché la capacità di collaborazione tra istituzioni e associazioni. L’idea di usare l’arte come forma di comunicazione e relazione con gli abitanti è dunque uno degli aspetti che ci sembra più interessanti quando parliamo di periferie e street art. In questo caso sono la capacità di riflessione critica e il coinvolgimento gli obiettivi realisticamente più raggiungibili. Almeno questa è la scommessa che si sta portando avanti con i laboratori di street art avviati coi bambini e gli adolescenti allo Zen 2.

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C’è infine un ultimo aspetto particolarmente importante a proposito del rapporto tra street art e riqualificazione delle periferie. Ed è forse quello che come Sguardi urbani ci coinvolge di più: la street art come forma di osservazione e conoscenza di un territorio. Laddove praticata in maniera del tutto informale, fare street art permette di accedere a realtà che difficilmente potrebbero essere avvicinate. Pur essendo “straniero” (primo problema da superare per chi si avvicina ad una periferia) “pittare” in un quartiere ti permette di entrare facilmente in relazione coi luoghi e le persone, conoscerne le storie e i desideri. Un po’ come raccontano (molto meglio di noi) Cyop&Kaf nel loro ultimo libro “Taranto. Un anno in città vecchia”:

“…L’attivazione ovvio, ma insieme all’osservazione: primo passo da compiere, quello che dà la gioia del mettersi in cammino e la consapevolezza dell’inciampo dietro l’angolo. Ora, un’inchiesta può avere le più svariate forme: narrativa, fotografica, può essere filmata. Il mio approccio è certo pittorico (ma qui troverete anche della storia orale, altrove appunti filmici) ma in contemporanea fisico, di prossimità. Quante volte è capitato che i più piccoli mi portassero per mano a scoprire nuovi possibili luoghi da dipingere? Quante storie mi vengono riversate addosso mentre sono intento a mutare pelle a un vicolo buio?” (per la versione integrale qui)

Approfitteremo della loro presenza a breve qui a Palermo per discutere di questo e di molte altre cose.