Come è stato vissuto il lockdown dagli adolescenti?

Durante il periodo del lockdown, il gruppo di giovani del progetto U-topia, nell’impossibilità di portare avanti le attività di ricerca sul campo previste dal progetto, ha deciso di continuare a indagare lo stato di salute dei propri coetanei attraverso un questionario on-line. Il questionario è stato progettato e diffuso dai ragazzi stessi tra marzo ed aprile ed è stato compilato da un totale di 409 giovani.

Le risposte raccolte permettono di delineare un quadro che non solo è utile per comprendere come il periodo di lockdown è stato vissuto da questa fetta di popolazione nella città di Palermo, ma anche per fare delle considerazioni di più ampia portata sulla condizione giovanile in generale.

L’insieme dei grafici emersi dal questionario sono visionabili cliccando qui. Per chi avesse voglia di essere guidato nella loro interpretazione, segnaliamo alcune tra i risultati più interessanti:

1) L’importanza dei legami amicali sia nella quotidinità che nelle strategie di resilenza messe in campo dai giovani in situazioni di emergenza come quella vissuta.

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Il grafico mostra che tra le categorie di persone (famiglia, amici, insegnanti, altri) in cui i giovani hanno trovato maggiore supporto, gli amici costituiscono la principale. Del resto anche le risposte date ad altre domande del questionario (modalità di impiego del proprio tempo, cose di cui hanno sentito la mancanza, desiderio post-lockdown) testimoniano la sofferenza vissuta nel sostenere la lontanza fisica dai coetanei.

Anche nella domanda relativa a cosa manca di più rispetto l’andare a scuola, la possibilità di relazione in presenza coi compagni è risltato essere il disagio maggiore vissuto.

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2) La didattica online è stata vissuta come un palliativo all’impossibilità di andare a scuola, con numerose ricadute negative sul processo di apprendimento dei ragazzi.

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I maggiori vantaggi della didattica a distanza sono visti infatti nella possibilità di studiare nonostante la quarantena e nel tenersi impegnati visto il momento di emergenza.

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Le difficoltà riscontrate testimoniano complessivamente una maggiore difficoltà nel processo di apprendimento.

3) La maggior parte dei rispondenti ha inoltre espresso il desiderio di essere maggiormente d’aiuto durante il periodo della quarantena, a fronte di un 16% soddisfatto del supporto già fornito da altri.

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Tali risposte lasciano quindi intendere un desiderio di rendersi utili per persone vicine o per categorie svantaggiate che però non ha trovato realizzazione a causa della mancanza di strumenti, modalità, contesti attraverso i quali potersi attivare, relegandoli dunque a soggetti passivi della situazione vissuta.

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