Diario di viaggio #3 Street art in a row!

Questo post è dedicato all’amico/collega Marco Mondino, che da un po’ mi chiede di mandargli foto dei “segni” artistici disseminati nelle città che vado visitando.

Eccovi quindi qualche galleria fotografica, insieme a un po’ di riflessioni (da neofita del genere!) che mi hanno accompagnato in questi giorni.

La prima cosa che mi è venuta in mente buttando uno sguardo qua e là è che l’arte urbana che ho incontrato qua in Brasile non ha quell’effetto di “frattura” (cit. Mondino) sul paesaggio urbano. I murales sembrano essere un linguaggio molto diffuso e usato per gli scopi più diversi. Non sempre veicolano significati di protesta o impegno civile ma possono essere usati per pubblicità di locali, o per diffondere la conoscenza di progetti o iniziative. Qua molto spesso l’arte urbana è commissionata (dal comune, da ong, da privati) per i motivi più disparati. Ecco qualche foto scattata in città.

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Cos’è dunque che provoca le “fratture” in città?

I Pixaçao! Qua sono diventati la mia grande passione. Mai sentito parlare? Si tratta di una forma di writing tipica del Brasile che usa uno stile ben definito ispirato alla grafica delle copertine heavy metal degli anni ’80. I pixaçao possono comparire ovunque in città ma il luogo dove si trovano più spesso sono le cime degli alti e grigi palazzi che popolano le città brasiliane. Tutta la sottocultura giovanile che orbita intorno a questo mondo si basa fondamentalmente sull’adrenalina della competizione (nel raggiungere il punto più alto e pericoloso) e sulla protesta contro l’esclusione sociale che opprime i ceti più poveri .

Passeggiando per le strade è impossibile non notarli e rimanerne colpiti. Aggressivi e chiaramente visibili suonano di sfida e avvertimento. Sfidano la logica imperante che domina i processi di urbanizzazione delle città brasiliane, per cui (il palazzo) alto è sicuro, alto è distante, e può allontanare il ricco dal povero. I pixadores (coloro che realizzano i pixaçao) sfidano l’altezza per ridare visibilità a problemi sociali che in maniera costante la società brasiliana cerca di nascondere “sotto il tappeto”. Per questo, nonostante spesso sfocino in atti vandalici, per me assumono lo stesso fascino che in maniera infantile e spassionata provo per gli eroi mascherati dei fumetti.

Proprio perché imprendibili e irraggiungibili in tutti i sensi le foto che ho scattato non riescono a fare vedere granché ma chi volesse approfondire può cliccare qui.

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Passiamo a Curitiba. La visita a Curitiba è stata costantemente accompagnata dal tema street art, anzi dall’arte in generale. Abbiamo conosciuto street artist (ma in questo c’è stato lo zampino del Collettivo Fx!), artisti visuali, scrittori, poeti, studiosi della street art. Sarà per questo che la street art di Curitiba mi è sembrata particolarmente bella. Il comune la incentiva un sacco, mette a disposizione materiali e finanziamenti per chiunque voglia realizzare iniziative di questo tipo. Paulo ad esempio sta per cominciare con i ragazzi di un quartiere degradato un lavoro di recupero della memoria attraverso la street art  (speriamo di riuscire a portare la sua esperienza dalle nostre parti…). Oltre che vedere bella street art, a Curitiba ho cominciato a riflettere sui suoi effetti sulle dinamiche di sviluppo della città. Con i ragazzi della Bicicletaria Cultural abbiamo a lungo parlato del processo di riqualificazione dal basso che ha riguardato la Praça do bolso do ciclista e la via a lato, Rua Sao Francisco (situate in pieno centro). Le iniziative di recupero della ciclofficina, insieme al lavoro di molti street artist, hanno migliorato notevolmente l’estetica e la qualità della vita dell’area, ora sede di numerosi locali per giovani. Alcuni hanno paura però che a breve il costo degli appartamenti salirà enormemente, provocando processi di gentrificazione (nuovi residenti di ceti medio alti che sostituiscono quelli più poveri). E’ un tema piuttosto controverso, che vorrei approfondire in futuro. Pensare che l’arte possa generare un impatto negativo sulla città mi sembra un’idea inaccettabile. Una soluzione deve pur esserci. Ecco qualche foto (purtroppo mi sono accorta che alcune sono andate perse…)

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A Curitiba tra i vari incontri fondamentale è stato quello con Angelo. Angelo è un professore dell’UFPR (Università federal do Paranà) che ha deciso di conciliare le sue varie passioni diventando fotografo e allo stesso tempo studioso della street art. Tra i vari libri che ci ha regalato ho trovato risposta a una domanda che mi accompagna da quando ho cominciato a interessarmi di street art. Com’è che da inesistenti i murales ad un certo punto sono diventati uno miei punti di osservazione privilegiati della città? In “espelho da cidade” Angelo spiega che la città è fatta di mille linguaggi sovrapposti. Per poterli leggere deve accadere qualcosa (una “frattura” per riprendere non a caso una parola già citata) che li isoli e ce ne faccia leggere il significato. E’ in questo modo che la street art può aprire porte e finestre verso un modo di vedere e immaginare le cose a cui non siamo più abituati.

Infine Buenos Aires (poi mancherà un’ultima tappa dove non sono ancora stata). Qua tutto quello che ho incontrato, in maniera meditata e non, è stato merito di Anna! Bello passare del tempo insieme dopo tanto tempo. Abbiamo girato per la Boca, quartiere d’immigrazione italiana, e di street art ne abbiamo trovata un bel po’. Allontanandoci dalle strade più battute per caso siamo finite a casa di Margarita, donna super attiva che ha da poco messo su una residenza per artisti, Caffarena 86, proprio di fronte il vecchio gasometro (ora sede di mostre permanenti e temporanee). Margarita fa l’insegnante d’arte ma pensa che l’arte nei musei sia noiosa, si diverte di più con la street art! come darle torto…

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